Piana
e colline
2.
La Via Francigena
L'intero
tratto viario della Francigena-Romea che collega Altopascio
con Lucca, data l'intensa opera di antropizzazione e industrializzazione
della piana, ha subito già dal basso medioevo e fino ad
epoche recenti cospicue modifiche e correzioni del suo corso.
Importanza determinante nella variazione dell'assetto viario
hanno avuto il lago di Sesto e la fitta trama dei suoi affluenti
da nord, spesso soggetti a deviazioni per consentire bonifiche
e dissodamenti agricoli. A ciò si sono aggiunte in età medievale
ragioni di controllo territoriale da parte delle varie consorterie
locali e, più tardi, le esigenze dei due stati che si sono
spartite le sponde del lago : Firenze e Lucca.
Per
un moderno viaggiatore oggi gli itinerari storici risultano
difficilmente percorribili a piedi, soprattutto per la pericolosità
dovuta al traffico pesante. Le scarse attrattive, la scomparsa
di monumenti e il degrado del paesaggio lungo gli antichi
percorsi, sono però compensati dall'interesse che rivestono
ancora alcune tappe e soprattutto le zone ad esse circostanti.
Passato l'Arno verso Fucecchio, la Francigena giungeva a
Galleno e si dirigeva ad Altopascio. Nei tempi più antichi,
quando ancora l'Ospedale non esisteva, la via passava dalla
località Teupascio, perchè solo questa striscia di terra
ai margini del padule si presentava asciutta e sicura per
il viandante. L'Ospedale di Altopascio sorse più tardi ad
opera di un gruppo di persone dedite all'assistenza dei
poveri pellegrini e malati in transito. Tuttora l'ampio
complesso architettonico conserva tracce leggibili delle
sue vicende passate; la Magione, la massiccia torre campanaria,
il deposito delle granaglie, la cinta difensiva con le sue
porte. Da Altopascio l'itinerario più antico proseguiva
verso Pozzeveri, che già all'inizio dell'anno mille era
organizzato in borgo, con i suoi edifici di culto, uno ospizio
e un'abbazia benedettina, poi camaldolese. In epoca più
recente la via si spostò più a nord, alla base della collina
Vivinaria (attuale Montecarlo) per l'influenza delle consorterie
locali.
Da
Montecarlo si viaggiava verso il Turchetto, che alla metà
del Trecento segnava il confine doganale fra lo stato lucchese
e quello fiorentino. A breve distanza dalla strada si trovava
il lebbrosario della Tazzera, cinto da solide mura. Poco
oltre, la strada entrava nell'antico borgo di Porcari, oggi
località "Pineta", dove si diffusero varie strutture religiose.
Porcari fu anche importante centro di controllo dello stretto
passaggio tra colline meridionali della Valdinievole e il
lago di Sesto: i pochi ruderi del castello ne sono una testimonianza.
La tappa successiva era Rughi; oggi le tracce del duecentesco
ospedaletto di S. Maria sono però scomparse.
Da
Rughi il tracciato piegava verso la località oggi detta
Frattina, correva parallelo al percorso attuale della statale
Pesciatina fino a raggiungere le località di Zone e Borghetto.
Si giungeva a Lunata dove sorgeva l'importante ospedale
medievale dei SS. Matteo e Pellegrino, dedicato all'assistenza
dei viandanti e dipendente dalla pieve di S. Frediano, di
cui restano il campanile e poche tracce nella parrocchiale
attuale. A Lunata la via Francigena si incrociava con la
via Lombarda, altro importante itinerario in direzione nord-sud.
Questa attraversava la località di Lammari e procedeva verso
il valico delle Pizzorne.
A
tal punto del viaggio l'alternativa era "la via de supra"
o "la via de subtus": la "via de supra", ricordata nel 1212
presso la cappella di S. Lorenzo di Picciorana, scorreva
lungo la vecchia chiesa di S. Vito. L'altro itinerario,
che correva più a sud, all'altezza di Lunata e Picciorana
volgeva verso Tempagnano, insediamento longobardo in cui
nel 750 sono documentati l'ospizio di S. Agata e la chiesa
di S. Andrea. Da Tempagnano la strada piegava sulla località
"Arancio", alle porte di Lucca. La terza via attestata nel
medioevo, che conduceva attraverso Porta S, Gervasio nel
centro della città, è ancora più a sud: le località che
si trovavano su questo percorso sono Porcari, Capannori,
Antraccoli. A Lucca e nel territorio circostante, tra VIII
e IX secolo, sono testimoniati numerosi ospizi, spesso di
fondazione privata e annessi a monasteri e luoghi di culto,
al servizio di poveri, forestieri e pellegrini. Anche nei
secoli seguenti nella città rimase costante la funzione
di accoglienza e assistenza a viandanti e bisognosi. Nella
popolosa zona di "Borgo", dove confluiva la maggior parte
dei pellegrini e viaggiatori, si trovava la chiesa di S.
Jacopo "alla Tomba", sorta su un antico sito cimiteriale,
l'ospizio della canonica di S. Frediano, quello dell'Hospitale
del Ruchi e quello della chiesa canonicale di S. Michele
in Foro.
A
Lucca si potevano visitare diverse reliquie, ma soprattutto
era venerato e famoso il Volto Santo, monumentale crocifisso
ligneo conservato nella cattedrale di S. Martino. .